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L'esperimento sociale

  • Di cosa si tratta?
  • Prima una premessa. Sei interessat* a conoscere, incontrare il sottoscritto oppure, più banalmente, vuoi passare una serata diversa a conversare, bere qualcosa, <attività a piacere> con qualcuno guardandolo in faccia, sentendo la sua voce e/o in un luogo diverso dalla stanza dove hai il tuo PC/Mac e consulti Tumblr abitualmente?
  • Potrei essere interessat*. Quindi?
  • Se l'idea che ho esposto sopra ti "stuzzica", contattami! Posta, email/MSN/Messenger (bloggerinside@gmail.com) per metterci d'accordo sul dove e sul quando.
  • Alt! Fermi tutti! Non sarai l'ennesimo sfigato su Tumblr che usa questi mezzucci per...
  • Alt! Fermo tu lettore! : ) Non mi reputo sfigato né sto cercando di elemosinare qualcosa, né sono alla "canna del gas": sono anni che chatto e frequento i cosiddetti social network e li ho sempre frequentati con l'aspettativa di conoscere persone e non come passatempo o strumento per esprimere pubblicamente pensieri. A questo scopo ho utilizzato dapprima il blog su Splinder http://bloggerinside.splinder.com/ ed oggi strumenti quali Twitter https://twitter.com/#!/bloggerinside. Nella cosidetta vita "reale" le mie amicizie (anche se poco frequentate) nascono anche da altri contesti (anzi, prevalentemente direi) così come faccio anche altro che non sia "stare su Tumblr" per quanto la mia vita, nel presente, sia semplice e relativamente "tranquilla". Pertanto, l'"esperimento" nasce in quest'ottica.
  • Ok, ho capito: sei l'ennesimo sfigato...
  • ...Addio e a mai più avere a che fare. AVANTI *L* PROSSIM*! : D
  • La proposta vale per maschi e femmine?
  • Sì: per questo ho usato l'asterisco (convenzione per indicare il neutro) nei sostantivi/articoli/aggettivi.
  • Riguardo all'età?
  • L'esperienza passata m'insegna che, per come sono fatto, ho poco da spartire con le persone sopra i 40 anni. Stesso discorso sotto i 18 anni (salvo eccezioni).
  • Riguardo al fatto che non ho una foto sul mio profilo?
  • Non c'è problema anche se preferirei sapere che faccia ha Tizi* prima di doverl* trovare in stile "caccia al tesoro".
  • Riguardo al mio aspetto fisico?
  • A meno che non ci sia da parte tua l'aspettativa di far sesso (unici contesto in cui per me conta l'aspetto fisico) o diventare la tua "dolce metà" (vedi quanto detto poco fa, essendo inconcepibile per me una relazione senza sesso...), non c'è problema.
  • Diciamo che ho queste aspettative...
  • Apperò! ...Diciamo allora che se c'è un secondo fine nella conoscenza, ci sono solo due appunti da fare: uno ovvio che presuppone che anch'io debba avere il tuo stesso fine, ma questo passa per un minimo di conoscenza appunto. Il secondo, meno ovvio, è che ci sono solo due peculiarità fisiche che mi "frenano": un viso brutto e/o il forte sovrappeso. Per il resto, non sono e credo mai sarò un'estremista dell'estetica.
  • Riguardo al mio status sociale/economico/studi fatti?
  • Mi ritieni classista o, più semplicemente, così idiota? : D
  • Se tu ti ritieni stupid*, classista, ignorante sì è un problema per me, in caso contrario ti sei rispost* da sol* : )
  • Ideologia politica?
  • Se si vuole tener fuori la politica dalla conversazione no problem. In caso contrario è giusto che tu sappia ciò che non sono, ovvero berlusconiano, conservatore e liberalista.
  • E' un problema il fatto che sono lesbica/gay?
  • Io sono eterosessuale e non sono interessato ad esperienze omosessuali. Detto ciò, se non è un problema per te la mia identità di genere...
  • Dove ci s'incontrerebbe?
  • Qualsiasi luogo geografico nei confini di Milano città oppure, se proprio non è possibile, in provincia. Oltre diventerebbe troppo impegnativo per lo spirito con cui porto avanti questo "esperimento".
  • Quando ci s'incontrerebbe?
  • In serata durante la settimana, nel corso della giornata durante i weekend.
  • Programma dell'incontro?
  • Qualsiasi proposta è ben accetta basta che non si tratti di, causa insofferenza personale: aperitivi pre-cena, cene, serate in discoteca :) Il programma ideale, per i miei gusti, è una birretta in un locale scambiando quattro chiacchiere.
  • Mi vuoi stuprare/drogare/rapinare/uccidere? Vuoi propormi attività illegali?
  • Assolutamente no! : )
  • Vuoi portarmi a letto?
  • Domanda tipica di chi è diffidente a questi "esperimenti" ed agli incontri nati attraverso la Rete.
  • Risposta secca: no, non è lo scopo dell'incontro. Risposta articolata: per finire a letto con una donna dev'esserci consenso e non è nella mia natura far leva per far sesso con una donna o "provarci" (a meno di non ricevere segnali in tal senso).
  • ...e se ti attraessi sessualmente?
  • Vedi sopra. Ciò nonostante, da single e non sentimentalmente/sessualmente impegnato ad oggi, se l'attrazione fosse reciproca e ben manifestata la risposta sarebbe un sì, ma non credo che questo creerebbe imbarazzo arrivati a 'sto punto : )
  • Vuoi metterti con me?
  • Vedi sopra e vedi sopra ancora : D Questa domanda, una donna se la deve porre, dopo un po' di conoscenza e frequentazione col sottoscritto. Mai stato vittima di colpi di fulmine (certo "mai dire mai")
  • Dammi un motivo per conoscerti...
  • I motivi sono contenuti nella premessa : )
  • Ok, mi hai convinto!
  • Bene! Contattami allora
  • Non ci penso nemmeno...
  • Nessun problema: sconosciuti come prima. Che ne dici?
    • #chat
    • #incontri
    • #conoscenza
    • #amicizia
    • #milano
    • #sesso
    • #sentimento
    • #sex
    • #sexo
    • #ricerca
    • #lol
    • #annunci
    • #sconosciuti
    • #vita
    • #amicizie
    • #tumblrize
    • #socializzare
  • 1 anno fa
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Istruzioni per l’uso #1-bis (rationale)

Inanzitutto voglio ringraziare chiunque ha commentato e continua a commentare il post che precede questo: mi fa piacere constatare che ci sono persone interessate e coinvolte dall’argomento.
Detto ciò, credo sia opportuno rispondere a molte di queste persone e a molte riflessioni parallele che sono nate con un post a sé stante.
La premessa delle premesse è che tutto quello che scrivo non ha alcuna pretesa di essere imposto o considerato collettivamente come Verità: mi rendo perfettamente conto che possono esserci persone che la pensano diversamente da me e, per quanto sia una persona che se crede in un’idea cerca di convincere il prossimo ad abbracciarla, tollero la coesistenza di idee differenti tra loro anche se, com’è comprensibile, non mi astengo dal criticare, talvolta anche con toni accesi, ciò che non condivido.
Esaurito il doveroso cappello introduttivo, veniamo a noi…
Si è riflettuto sul perché aprire un blog. Io rimango dell’idea che un blog si apre se si vuole esplicitamente uno o più lettori: in caso contrario ci sono strumenti indubbiamente più efficaci ed ha senso che rimanga privato ciò che non si sente la necessità di far condividere attivamente.
E’ vero che nella (a)varietà di questo mondo ognuno ha i suoi (mas)turbamenti mentali: si va dal sottoscritto in cerca di una platea, a chi utilizza un blog come valvola di sfogo, passando per chi usa l’incipit “caro diario…” per i suoi post. Tutte scelte che hanno una propria dignità e, indubbiamente, possono essere utili alla persona ma rimane il fatto che, a meno di non rendere privato un blog, tutto passerà inevitabilmente per la visione altrui dei nostri sfoghi e/o del nostro diario e, a meno di non impedire di commentare, qualcuno si fermerà e lascerà una traccia del suo passaggio.
Insomma, che effetto farebbe immaginarsi qualcuno che, in mezzo ad altre persone, parla di sé stesso a voce alta senza rivolgersi a nessuno oppure senza curarsi del fatto che sia ascoltato e/o che riceva una risposta  e ne faccia scaturire una conversazione?
Andando oltre il semplice commento o per usare concetti altrui “” Ovviamente non mi aspetto che si utilizzino i blog per conoscere persone. Sarebbe come assistere a questo dialogo assurdo tra perfetti sconosciuti fino ad un attimo prima:
“Penso  che il socialismo democratico sia una tra le migliori ideologie politiche, non contando il fatto che le donne che abbracciano la socialdemocrazia sono di una sensualità travolgente…”
“Dissento da quanto dici: una donna emana sempre un erotismo che trascende dal credo politico!”
“Usciamo insieme?”

Però un blog molto spesso è l’espressione di una personalità, dei pensieri di un individuo. Il profilo su Splinder prevede anche che si scriva “chi si è”. Quale modo migliore per dire chi si è se non il blog stesso? Perché se, dopo la lettura di un blog, si trova la persona interessante a qualsiasi titolo, perché non conoscerla? Perché non riconoscere che tale fenomeno è comunque “…un interesse di questo tipo dovrebbe nascere in modo spontaneo e vicendevole..”? La spontaneità è lapalissiana mentre la vicendevolezza non la si può appurare finché non vi è un tentativo di conoscenza.
Capitan ovvio si premura anche di segnalare che ciò non implica che ci sia una pretesa che ogni commento debba essere scritto se e solo se vi è la garanzia di conoscenza di persona. Sono io il primo che ritiene ragionevole conoscere persone che vivono nella propria città, nella propria provincia e, con una lacerazione (altro che strappo…) alla regola, persone che vivono nella propria regione.
Certo, talvolta ci possono anche squarci alla regola sopracitata ma l’esperienza (ed il portafoglio) insegnano che per chi è goloso (come il sottoscritto) di frequentazioni con modalità “umane”, le distanze contano.
A parte quanto detto poco fa, per il resto non si tratta di nulla di così anormale.
A me è capitato, da quando ho aperto questo blog, di essere contattato per l’interesse suscitato e di spostare una conoscenza che era nata con qualche conversazione in chat, in una conoscenza vissuta di persona.
L’aspetto che mi ha colpito di più e che mi porta a difendere le potenzialità di questo strumento, dissentendo in modo sostenuto quando vengono sminuite le potenzialità sociali di Splinder, è stato il fatto di aver ricevuto (dopo un periodo breve di conversazioni in chat) inviti, del tutto inaspettati, per vedere un film al cinema insieme, bersi una birra in compagnia, fare quattro chiacchiere guardandosi in faccia vicendevolmente.
In una società dove molto spesso le persone sono totalmente disinteressate alla conoscenza un po’ più approfondita del prossimo oppure dove i criteri di selezione d’interazione col prossimo sono così follemente alti e spesso dettati da una ricerca di uno sterile ideale (che può non corrispondere a ciò che in realtà si vuole realmente), questo è un segno che siamo ancora “umani” e la cosa più triste è che tale “umanità” passa sempre di più per questi contesti (spesso afflitti da un rumore di fondo di “disperati” e “maniaci”) e sempre di meno per i contesti più naturali: almeno, questa è la mia esperienza attuale e, per molti versi, passata.
Ho assistito al divenire della conoscenza in amicizia, in relazione amorosa e/o in relazione sessuale.
Trovo che tra gli obiettivi di un individiduo ci debba essere il relazionarsi col prossimo: è sacrosanto che in certi periodi della propria vita si cerchi la solitudine o l’isolamento (io stesso copulo spesso e con piacere con solitudine…) ma amicizia, amore e sesso sono tre aspetti fondamentali della buona vita.
Privarsene volontariamente o negarsi tali possibilità è sciocco.
Altrettanto sciocco è pensare che un blog e le persone che gravitano intorno alla blogosfera non possano essere, aprioristicamente, potenziali amici, partner sessuali o compagni in una relazione.
Sembra che ci sia la convinzione che chi è presente nei “social network” sia un’entità astratta e possa vestire solo una maschera per cercare la “scopata facile” (come mi ha scritto una persona) e perversa/frustrata o, più semplicemente, di essere considerato quando non si scomoda addirittura la teoria che chi gravita su Internet alla ricerca (o ammettendone la possibilità) di conoscenze sia una persona di basso profilo con problemi sociali.
Che un’interazione basata solo su Internet sia di “serie B” mi trova d’accordo: le persone devono vivere i  rapporti interpersonali frequentandosi ed incontrandosi.
Però la mia domanda è: se voi incrociaste Tizio per strada, in discoteca, in un locale, ad una festa, ecc. e lo sentiste parlare di sé o dei suoi pensieri per un tempo sufficientemente lungo da farvene un’impressione positiva e reputarlo interessante, non lo avvicinereste per scambiarci quattro chiacchiere (timidezza a parte)? Dopo aver favellato un po’, non vi verrebbe voglia di proporre d’incontrarvi ancora per rifavellarci ancora o, se ha risvegliato altre curiosità, per interagirci in altro modo?
Se avete risposto di sì alle due domande di cui sopra, perché non può essere concepibile lo stesso iter in un blog?
Qualcuno scrive  ”ognuno dovrebbe far quello che gli pare, se non nuoce agli altri” ma non nuoce prima di tutto a sé stessi precludersi magari forzatamente tutto ciò?

Direi che è venuto il momento di chiudere quest post fiume: non me ne voglia chi si sente chiamato eccessivamente in causa e gettato in cattiva luce. Non è mia intenzione “giustiziare” nessuno ed inoltre ci tengo a sottolineare che non ritengo affatto che il rapporto con gli altri debba passare solo ed esclusivamente per Internet: per quanto cada spesso nella tentazione di percorrere questo senso unico (complice il mio presente non proprio rispondente alle mie aspettative) sono consapevole che l’universo di un individuo ruota attorno ed intorno a moltissimi altri aspetti (anche non riguardanti la sfera relazionale).

Che dire di più se non un “complimenti” perché siete arrivati fino alla fine di questo post, dimostrando una pazienza non da molti ma, sopratutto, un interesse nei confronti dello stesso che forse non vi aspettavate nemmeno voi e che sicuramente, anche per attimo, porta a riflettere.

À la prochaine…

    • #amici
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  • 2 anni fa
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Istruzioni per l’uso #1

A costo di apparire noioso e pedante, voglio scrivere questo post per ribadire un concetto che mi sembra sfugga a molte persone che frequentano questa blogosfera.
Non dimenticatevi che ci sono esseri umani dietro ad un blog e che gli esseri umani, seppur spesso con risultati disastrosi, sono in grado di socializzare. Non nuoce gravemente alla salute tentare di conoscere una persona anziché sfogliare distrattamente pagine web.
Perché dico per l’ennesima volta ciò? Perché questo tema mi sta a cuore. Trovo estremamente riduttivo urlare al mondo i cazzi propri senza nessuna volontà d’interazione. E’ una nuova terapia di counseling? Terapia fallimentare dal mio punto di vista.
Il passo successivo alla lettura di un mio blog è commentarne un post. Ok, bene. Perché lasciare commenti stitici o nonsense? C’è qualche gara per fare il Pollicino di turno che lascia molliche di pane in giro e che mi sono perso?
Splinder mi sembra sempre di più una landa desolata. Ci sono centinaia di utenti online ogni giorno eppure si evitano accuratamente. Scrivono frasi pompose sul “chi sono” senza rendersi conto che in pochi leggono e s’interessano a ciò che viene scritto.
Insomma, una vita in questa blogosfera vissuta in capsule a tenuta stagna.
Tutto ciò ha senso?

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  • 2 anni fa
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Non c’è trucco, né inganno

Prendo spunto da un commento lasciatomi per chiarire meglio (se qualcuno ne fosse interessato) gli intenti che mi hanno mosso in passato e mi muovono nella gestione di questo blog e perché ci tengo, per amor proprio, a sottolineare ciò che NON sono (semmai dovessi dare quest’immagine a qualcun’altro).
Questo blog è nato, anni orsono, su suggerimento di una persona, mia conoscente “virtuale”. E’ lei la madre del nome di questo blog ed è lei che mi ha spinto ad aprire e scrivere blog. Prima di questo invito, il concetto di blog mi tangeva ed attirava molto poco.
Non è mai stata mia intenzione impostarlo in un’ottica di diario personale (blog che personalmente non amo, sopratutto quando tendono alle geremiadi), né di dedicarmici in modo totalmente disinteressato: l’obiettivo che mi sono sempre posto, e che mi pongo tutt’oggi, era quello di avere dei lettori, di riuscire a fidelizzare gli stessi (e, quando accade, significa che qualcosa di sensato la si stà scrivendo…) nonché di instaurare un qualsiasi tipo d’interazione con gli utenti di Splinder.
Per essere diretto, non ho mai cercato appositamente nulla di particolare se non la conoscenza, l’incrocio con molte persone attraverso questo mezzo chiamato blog. Eppure, pur non cercando esplicitamente, mi sono trovato a conoscere molte persone, sia virtualmente che in carne ed ossa, e molte di queste conoscenze si sono trasformate in amicizie, relazioni sessuali e relazioni amorose e TUTTE queste persone si sono trovate di fronte una persona che si è comportata, nei loro confronti, con correttezza e con rispetto: nessuna tela di ragno è stata tessuta (da quando l’ascendente e l’essenza di una persona sono definibili come tali?) e nessuna falsa dichiarazione d’innocente amicizia è mai stata spergiurata.
Mi dispiace doverlo riconoscere (forse sarà oggetto di un post futuro) ma il cosidetto “mondo reale” è sempre di più orientato al rifiuto o alla complicazione della conoscenza del prossimo per pregiudizi o per l’attaccarsi a modelli ideali frutto della più completa idiozia.
In questo blog l’ho ribadito più volte e, paradossalmente, proprio questo blog è stata, ed è, una finestra sul mondo che ha permesso di far “fermare” coloro che passavano di qui per caso e di volersi soffermare a voler conoscere meglio l’autore del blog, scenario che nella “realtà” è più unico che raro.
Si radiografa l’individuo di turno e, se lo si bolla come “qc passed”, ci si arrovella per avvicinarlo (timorosi di essere mandati qui), in caso contrario… Beh, in caso contrario perché perdere tempo con chi non risponde agli n^n canoni di adeguatezza?
Qui, per quanto ripeto non mi piaccia tale conclusione, invece mi sono trovato a vivere situazioni che nella “vita reale” probabilmente non avrei mai vissuto. Ma questo non perché evil sia profondamente diverso da come appare qui: è la stessa persona, forse leggermente meno romanzata ma sempre con gli stessi contenuti ed attributi e, a scanso di equivoci, non è un animale asociale che trova solo nel virtuale occasioni di socialità. Gli amici in carne ed ossa conosciuti al di fuori di Internet sono la maggioranza e sono quelli che frequento più assiduamente (per quanto sia un lupo solitario) e che mi danno di più (principalmente perché credo nei rapporti vissuti in carne ed ossa).
L’autore del commento sopracitato mi chiede anche, ironicamente, se è meglio un blog od una chat per avere un partner. Io gli rispondo che parliamo semplicemente di due mezzi per poter conoscere una persona e che, non solo entrambi sono talvolta più efficaci della conoscenza con mezzi più tangibili ma che entrambi consentono di avere una visione più chiara del prossimo. Se poi qualcuno cade nelle tele del ragno… Beh, la colpa è sia del ragno ma anche della preda. Nella vita bisogna vaccinarsi, sempre.
Sempre assecondando le richieste del commentatore, sembra che ci sia una consecutio logica nell’ordine dei miei post. Nulla di tutto ciò: i mei post, indirettamente, sono stati uno specchio della mia realtà vissuta nei singoli istanti.
Molti troveranno un “buco” di qualche anno in questo blog e tentativi di ripresa che non si sono mai concretizzati, se non qualche settimana fa. Perché? Per un motivo semplice e banale quanto genuino: perché ad un certo punto della mia vita non mi attirava più scrivere, non avevo spunti ed avevo altre priorità. That’s (quite) all folks!

Concludo dicendo che non c’è trucco, né inganno: chi vuol esser lettore sia, del futur non v’è certezza…

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  • 2 anni fa
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C’era una volta Cupido

(DISCLAIMER: questo post non vuole riferirsi o giudicare persone specifiche e realmente esistenti. Si tratta di riflessioni che trascendono dal singolo. Questo post è stato scritto nel rispetto dell’ambiente spirituale: non vi è traccia di rancore, tristezza, gioia, cattiveria, etcetera nei confronti di persone, animali, cose, città, me medesimo. E’ un post neutrale, che non rispecchia necessariamente ciò che io sono, ero e sarò.
Come recita ed ha recitato questo blog, quasi come se fosse un leitmotiv: solo chi mi conosce nella vita “reale” e mi conosce bene è in grado di comprendere il vero senso del post e, prima di trarre facili conclusioni, è sempre meglio discutere e confrontarsi.)


Il dolore interiore più grande per un individuo si verifica quando la persona amata smette di ricambiare il sentimento amoroso, oltre che interromperne la relazione (o subirne l’effetto di un’interruzione di fatto). Questo a prescindere dalle ragioni.
Penso che uno degli obiettivi (interiori, s’intende) nella vita di un individuo debba essere quello di amare ed essere amato. Certo, è un concetto che si presta all’insorgenza del “diabete”, al tediare i più pragmatici e fisici nonché alla buona, sana, fidelizzante (a fini blogghistici) retorica ma ritengo che sia il sentimento più intenso ed appagante della vita.
Non mi riferisco però all’amore filiare o genitoriale: mi riferisco all’amore tra due persone, finalizzato alla condivisione reciproca della vite e delle esperienzie nel quotidiano, materializzato nella passione, nella lussuria, nel sesso, proiettato nella costruzione di una famiglia.
Attenzione, non stò smobilitando animi centristi (che non albergano in me), visioni influenzate dal cattolicesimo o dalle religioni (vedi sopra), crociate sulla forza dell’ammore (due emme per scimmiottare certe visioni di molti utenti) o rigurgiti bigotti sui sentimenti e su come vanno vissuti. Nulla di tutto ciò: semplici osservazioni empiriche e ragionate di ciò che mi circonda, che vedo, che vivo e non vivo.
Tornando a noi…
Quando ciò accade, può capitare che la propria vita cambi radicalmente ed in positivo. Si possono assaporare momenti di felicità che da soli o circondati dagli amici (anche più cari) non sono replicabili.
Sì, perché ci sono due scuole di pensiero: chi ritiene che la vita la si possa vivere totalmente, ed esente da privazioni, anche da soli e chi invece ritiene che solo una persona accanto (concetto diverso dall’essere consorte o convivente; attenzione) può dare gli elementi che servono a completare un’esistenza.
Nessuno dei due contendenti ha ragione o torto e, onestamente, che senso ha attaccarsi al principio (molto spesso perseguire i principi è insensato…) di difendere o screditare una teoria? Alla fine bisogna vivere la propria vita e non delegarla ai giudizi o decisioni altrui.
Io sono un sostenitore della necessità di una persona accanto. Non prendiamoci per il culo (a meno che non si parli di una pratica sessuale…): accarezzare un viso, guardarsi negli occhi vicendevolmente rapiti, abbracciare con passione, dormire nudi insieme, fare un massaggio lungo tutto il corpo con un misto di romanticismo ed erotismo sono esperienze che non si possono vivere con una persona amica.
Privarsene e vivere comunque sereni? Certo, è possibile. In realtà si vive senza amore, senza una persona accanto, senza sesso… Ed anzi, non ci deve né accontentare, né inseguire surrogati: in questo ultimo scenario la Rete (e Splinder stessa) è piena di esempi: basti solo pensare ai pugnettari incalliti cercatori, anziché d’oro, di webcam sulle quali sfogare limiti di dialogo rappresentati dal voyeurismo per passare a chi cerca, con questi mezzi, solo ed esclusivamente una vagina (o un pene) senza voler passare per una fisiologica e salutare conoscenza e scoperta di ciò che la persona vuole/può offrire e ricevere.
Nulla di nuovo sotto al sole, frase forse adeguata per chi si è già vaccinato da tali individui ma amara scoperta per chi è ingenuo/a ed inesperto/a.
Tornando a noi (secondo atto), nello spot pubblicitario del “single è bello” e/o “i rapporti amicali sono sufficienti” ci sono gli ineluttabili ma…
Per chi ha provato (in passato) a vivere una relazione, ci sarà spesso (perché no? Anche quotidianamente…) il languore dei gesti che la caratterizzavano. Come saziarsi? Semplice! Ci si tiene la fame e ci si riserva una rinfrancante nonché metaforica pacca sulla spalla o martellata sui coglioni: dipende se si vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto…
Ribadisco, gli amici sono importanti, per carità, ma immaginarmi di dormire nudo con un amico mi suggerirebbe di dormire col fondoschiena rivolto verso l’esterno del letto. Perché direte voi? Perché, scomodando un detto bergamasco scritto, da me, male (e non me ne vogliano gli omossessuali, nessun razzismo, discriminazione, fobia: solo dialettica dissacrante) “l’è mei el cù gelà che un gelà nel cù”.
Allo stesso modo, ma senza citare gelati e culi, gli abbracci, le carezze ed i massaggi amicali, per quanto importanti, non si avvicinano minimamente all’intensità e sapore di quelli tra due amanti.
Per non parlare del sesso, anzi… Parliamone. Il sesso è fondamentale nella vita di un individuo. Senza sesso, si vive indubbiamente (e magari abbastanza serenamente) senza ma, a mio avviso, con una privazione non indifferente.
Il sesso lo si può vivere attivamente senza amore e con quest’ultimo.
Nel primo caso, lo si può vivere con una persona sconosciuta lo spazio di una bott…ehm…volta e via oppure con una persona conosciuta ed amica più a lungo termine e frequentemente: parlo della classica scopamica. Lungi da me voler criticare queste scelte: teoricamente le contemplo entrambe anche se mi trovano sostanzialmente disinteressato a perseguirle. Carpe diem se c’è attrazione e consenso ma si finirebbe col ricadere nell‘“errore” (con buona pace dei difensori della solitudine) di accontentarsi delle briciole: sono i mesi (quando non anni) di passione, erotismo, conoscenza del corpo e delle fantasie altrui che portano ad un sesso “perfetto”.
Perché sì, ci sono molte persone che pensano che il tutto si limiti ad infilare dentro o prendere (per usare dei francesismi) e muoversi ritmicamente attendendo un orgasmo mediocre e poco stimolante a desiderare ulteriormente sesso. Nulla di più insensato.
Senza contare che nessun rapporto se non quello amoroso può offrire nella vita sessuale di un individuo quella gamma di profumi, sapori, endorfine che spazia dal far l’amore in completo senso d’unione allo scopare più impulsivo in preda all’erotismo e all’attrazione.
Cosa manca ancora all’appello? Il quotidiano.
Quel quotidiano vissuto con una persona nella propria vita alla quale si affidano le proprie confidenze, perplessità, momenti difficili ed alla quale si offrono le proprie capacità di counseling, di mutuo contributo alle attitudini reciproche. Qui gli amici riescono ad offrire un “servizio” di qualità molto simile ma, con un rush finale, una relazione tra due persone stacca il quotidiano amicale (importante e necessario, s’intenda) di molte lunghezze confermandosi appunto come un’esperienza di vita non surrogabile da altro.

Detto ciò, mi rendo conto che, se tu mio lettore, sei arrivato fin qui, sei stato fin troppo paziente e mi scuso se ti possono sembrare geremiadi: non immagini quanto tu sia fuori strada nonostante tu possa trovare sul tuo cammino persone che non ti aspetteresti mai di trovare ma si sa… Non sempre si riesce a mantenere la lucidità nelle cose.

A te l’ultimo commento, confidando che non sia offensivo nei confronti di un bardo foriero di quanto hai appena letto: che ne pensi visitatore di passaggio?

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  • 2 anni fa
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El Dorado…

…ovvero, come si ricerca un’idea (nella propria immobilità).
Caro il mio lettore, volgi lo sguardo a non troppa distanza da te: ti accorgerai che tutto ciò che vorresti è a portata e, sopratutto, alla tua portata.
Eh, sì… Le consorti di Pippo conceditele in senso materiale e per piacere personale più che per stuprare il tuo Gulliver.

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  • 2 anni fa
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Insalata greca (di filosofia ed amenità retoriche)

La scena…
Due persone (un uomo ed una donna) si conoscono e si ritrovano, di lì a poco, alla mercé di Pathos.
Una è combattuta tra Philia e Agape, l’altra tra Eros e Himeros.
Ma siamo proprio sicuri di ciò? Uno sguardo, un corpo, un viso, un gesto, una voce possono far palesare anche nell’altra Himeros insieme ad Eros sottoforma di fantasie ed emozioni conturbanti e di desideri mal celati.
Celati per paura che di Agape ce ne sia poco se non affatto e dietro la falsa e sciocca credenza di fidelizzare l’altro a suon di Eros negato se non addirittura che sia ottenibile l’Anteros solo dietro una saggia subordinazione di Eros a Logos.
Non potrebbe valere lo stesso di fronte alle forti emozioni provate insieme all’altra persona o ad un senso di pace, benessere, felicità? Allo star bene con essa? Anche se Himeros infuoca non significa che Agape debba esserne carbonizzato.

Riadattando la scena ad una rappresentazione più “terrena”: perché ci si perde nel quesito della Susi sul cosa volere “di più” da una persona appena conosciuta: se sesso o amore (poiché ovviamente il quesito è bello che risolto quando si vogliono entrambi…)?
Perché prima concedersi sessualmente in preda alla passione salvo poi abiurare od accusare il prossimo di (ab)uso di noi stessi?
Perché non concedersi sessualmente quando il desiderio alberga all’interno e l’impulso porterebbe a consumare, seduta stante?
Perché vincolare le proprie intenzioni alla più bieca razionalità rappresentata da proiezioni statistiche di esito del rapporto?

Conoscere le diverse realtà delle persone presenti in questo (avariato) mondo è interessante perché aiuta a riempire un blog di marzulliani quesiti, all’alba dell’introduzione dell’ora legale nel nostro quotidiano, oltre a far riflettere su quanto gli individui s’impegnano a rendere semplicemente complesso (omaggio all’ossimoro) un rapporto tra due persone in divenire.

DISCLAIMER: quanto esposto sopra non si applica all’autore di questo blog. né a persone/animali/cose/città realmente esistenti o immaginari.
Prim’ancora è opportuno sottolineare che di personale ci fa gravitare ben poco in questi byte e che, molto seraficamente risponderebbe che ciò sente fà, senza colpo dare e ferire e all’insegna della correttezza nei confronti del prossimo e del vivere i rapporti (quanto vi sono le premesse perché siano tali). 

Voi, lettori, invece cosa ne pensate?

(…E d’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione…)

?

Fonte: bloggerinside.splinder.com

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  • 2 anni fa
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Dicono di me…

Questo post l’ho rimuginato da qualche giorno ed ha preso il posto di altri che avrei voluto pubblicare.

Piccola nota: non amo molto scrivere post estremamente “personali” perchè sostanzialmente li trovo molto esibizionisti e banali ma contravvengo. Seconda piccola nota: non prendete come oro colato quanto leggerete; è molta enfasi e poco piagnisteo.

Premesso ciò, l’oggetto del post è il rapporto tra il sottoscritto e l’altro sesso: sia in termini di battiti di cuore che di spinte pelviche.

Come accennavo nel titolo, se fate a qualche mio conoscente o amico/a, che non mi conosce bene,la domanda: “ma evil e le donne?” potreste sentirvi rispondere: “non credo abbia particolari problemi”, “potrebbe avere una ragazza diversa ogni giorno”, “è affascinante, credo sia circondato dalle donne”, “sa far sciogliere una donna: è dannamente sincero e imprevisto quando ti fa un complimento e ti fa galvanizzare” e potrei continuare con altre due o tre frasi che però vi risparmio. Da notare che la quasi totalità degli amici, di sesso maschile, si congeda da me solitamente con un “ciao bello!”.

Facile conclusione: evil tromba a più non posso, spezza cuori, è apprezzato… Insomma: un uomo da invidiare. Ma la realtà è ben diversa.

I fatti dicono l’esatto contrario e non mi vergogno ne mi frustra parlarne: nella mia vita ho avuto una sola donna ed è ormai da anni che non ho nessun tipo di rapporto sentimental-sessuale con una donna; non solo: i flirt (leggi: pseudo-approcci o situazioni maliziose nell’attesa che si combini qualcosa) si contano sulle punta delle dita e, ovviamente, tutti si sono conclusi con un nulla di fatto.

Fondamentalmente vedo la mia essenza normale anzi, faccio l’egocentrico, un po’ sopra il normale; riguardo alla mia apparenza? Beh, qualcuno ha detto che sono affascinante, carino ma con obiettiva autocritica mi vedo altalenante tra il quasi brutto e il quasi carino con una media di accettabilenecarnenepesce.

Proprio per questo sono consapevole che gran parte del mio andare in bianco è conseguenza della mia apparenza. Mi è capitato talvolta di parlarne con amiche: in particolare io portavo avanti la tesi 80/20 (ovvero: 80% di possibilità da quanto sei figo, 20% da quanto sai aprire la bocca e non dire cazzate) nelle potenzialità di un rapporto mentre loro erano molto più equilibrate nelle proporzioni… Infatti puntualmente il discorso parava su:

Io: a me sembra che 2 ragazze su 3 che incontro siano estremiste trendy. O sei figo, Just Cavalli oppure sei uno sfigato ai loro occhi (anche se le piaci)…

Loro: nooo! Ma cosa dici? Tu esageri! Però non puoi pretendere d’interessare ad una donna se: non ti tagli i capelli (ho i capelli lunghi), non ti fai qualche lampada (sono di carnagione pallida), non fai un po’ di palestra (faccio da poco sport [non per gonfiare i bicipiti, preciso] ma sono sempre stato molto magro) e non ti vesti un po’ alla moda (il mio abbigliamento è semplice: scarpe da tennis, jeans, polo/camicia/maglione). E comunque guarda che sopratutto noi donne ci innamoriamo quasi sempre di una persona, non come voi che guardate subito se c’è un paio di tette e un bel culo.

Insomma a me sembrava che involontariamente si facesse lo stesso mio discorso. Tant’è che puntualmente ho sempre visto atteggiamenti che sono l’esatto contrario, stile: “mi piace, mi intriga ma fa il muratore…”, “carino ma si veste un po’ da sfigato”, eccetera. Per carità: so perfettamente e concepisco anch’io che è soggettivo l’essere sedotti o i gusti ma alcuni estremismi mi sembrano proprio da… Sfigati.

Infatti il discorso, pian pianino, cade e rivela la vera sostanza del mio intervistatore, quando si arriva alla fatidica domanda: “qual’è la tua donna ideale?”. La risposta è: non esiste una donna ideale; odio l’equivalente femminile del “principe azzurro”; non ho nessuno stereotipo se non: che mi attragga, interessi come personalità e che non la ritenga repellente all’apparenza. In parole povere e molto analiticamente, il discorso si traduce in: qualsiasi donna, ragazza accettabile esteticamente, sessualmente attiva che non sia grassa e che sia viva e non una lobotomizzata. Seno piccolo? Nessun problema. Culo non da brasiliana? Nessun problema. Un po’ di pancetta? Nessun problema. Evil veramente sei così senza gusti, di bocca buona? Sì. Tu hai problemi!

Mi ha sempre lasciato perplesso questa conclusione. Non vedo nulla di strano nei miei gusti.

D’altro canto non ho certo detto che non mi (per capirci) farei una bella figa (il francesismo è d’obbligo): ma sono perfettamente consapevole che non avendo una Z3, non essendo il sosia di Costantino Vitagliano (fortunatamente!), non avendo un po’ di conti in Svizzera e non essendo assiduo frequentatore del triangolo Casablanca/Old Fashion/Hollywood noche movida e striscia di bamba, le probabilità che una bella figa si conceda al sottoscritto sono pari a quelle che io rimanga incinta.

Tornando invece a chi decanta(va) le mie doti; molti si stupiscono quando dico che sono single. Ma d’altronde se senti che tutte le campane suonano nel modo sopraesposto e se il giudizio che ti riservi è poco meno di una sufficenza strappata (attenzione! ricordarsi la premessa) è lapalissiano che tu: non faccia il primo passo, nutra un’insicurezza unita ad un pessimismo quando ti trovi di fronte ad una donna che ti piace e, in considerazione del fatto che ho conosciuto pochissime donne che fanno il primo passo, formalmente, non prendi mai il 2 di picche ma di fatto lo prendi sempre.

Detto in parole pavore: non vado quasi mai all’attacco se non ho la certezza di un riscontro dall’altra parte. Il riscontro in questione è: tentativo di stupro nei miei confronti da parte della pulzella, bacio alla francese schioccato con impeto dalla fanciulla, dichiarazione solenne di amore eterno al mio cospetto. Ovviamente qualsiasi donna con un po’ senno (due enne non una) aspetta le stesse cose dall’ometto e se tutti e due aspettano invano… Ma questo sarà il tema di un prossimo post.

Intendiamoci: non è un problema e/o frustrazione. Sono perfettamente consapevole che se andassi (nei canali giusti) a pescare dal laghetto delle disperate, bruttissime con enormi fobie sociali basterebbe uno schiocco di dita per avere una dolce metà con in bundle un ciuffo di piacere ma oltre ad essere meschino non è il mio modo di vivere tali esperienze; allo stesso tempo sono perfettamente consapevole del fatto che non mi è negata la possibilità di avere un legame per gravi deficit di natura morfologica o intellettiva. Diciamo che la pazienza non la assaporo molto così come la permanenza dei fatti qualche volta porta a sragionare.

Per cui, inconcludendo il post (che, detto per inciso, mi fa schifo nella forma ma non intendo variare), questo è evil e le donne. Delirante? Saggio? Rassegnato? Lucido? Sfigato? Commentate…

Fonte: bloggerinside.splinder.com

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  • 8 anni fa
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LA domanda della notte…

…perchè si diventa blogger? Cosa spinge le persone a mostrare ai quattro venti le proprie debolezze?

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  • 8 anni fa
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Parole (e pensieri) alla rinfusa, sconclusionate, pornografiche, scurrili, seducenti; insomma... L'ennesimo blog dell'ennesimo signor Nessuno con velleità di essere Qualcuno.

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